Coface e le Revisioni dei Rischi Paese

Categorie: Leggi e Fisco, News | 07/05/2012

coface 150x150 Coface e le Revisioni dei Rischi PaeseStando ai dati raccolti da parte di Coface, l’economia mondiale non sta attraversando una fase semplice ed è necessario approfondire maggiormente quelle che sono le divergenze esistenti tra le diverse economie dei Paesi avanzati.

L’attività economica si contrae principalmente nell’area dell’euro, facendo registrare un -0,3% per il 2012, contro una stima iniziale che si sarebbe attestata a -0,1%. Il Nord America, invece, sembra essersi stabilizzato al 2% e il Giappone, forse a sorpresa, prevede addirittura una crescita dell’1,8% nonostante un calo dello 0,9% del 2011.

Tenendo conto, dunque, di tale contesto economico, Coface ha deciso di promuovere ben sette Paesi, tra i quali spiccano gli Stati Uniti e il Giappone, ma di declassarne altri nove, tra i quali ricordiamo l’Argentina e il Portogallo.


Dunque, secondo quanto evidenziato da Coface, le imprese statunitensi come anche quelle giapponese dovrebbero avere dalla loro la previsione economica più favorevole degli ultimi tempi, a dispetto di quanto sta accadendo invece alle aziende in Europa.

Stati Uniti e Giappone

Questi dati di ripresa economica hanno portato Coface a porre la propria attenzione positiva sugli Stati Uniti e a rivedere le posizioni negative precedentemente avute per il Giappone.
È chiaro, quindi, che si può contare anche su un aumento della fiducia dei consumatori americani, disposti a spendere di più e a riportare in positivo i consumi. Questo atteggiamento, tuttavia, contrasta con l’incremento dei prezzi del petrolio e con la stagnazione dei redditi con cui è necessario continuare a fare i conti.

Il mercato del lavoro, a propria volta, sembra interessare un discreto numero di Stati ma ancora troppo pochi sono i nuovi posti di lavoro creati per riuscire a porre un argine significativo alla disoccupazione che dilaga nel Vecchio come nel Nuovo Mondo.

Le imprese americane, comunque, sembrano non essere particolarmente indebitate e riescono a mantenere dei profitti elevati, anche aumentando la quota destinata agli investimenti.
Non bisogna però dimenticare che l’accesso al credito continua ad essere difficile per tutti, soprattutto per le piccole e medie imprese. Anche per questo motivo le aziende che si sono dotate di polizze assicurative specifiche stanno soffrendo la crisi meno di altre, riuscendo ad ammortizzare i rischi collegati all’attività imprenditoriale.

L’economia nipponica, a propria volta, dopo i tragici eventi naturali del marzo 2011, è riuscito a risalire la china grazie ad una domanda interna in aumento e ad un export che non si è contratto. Sicuramente, anche in questo caso, se le imprese avessero avuto delle sufficienti coperture assicurative avrebbero potuto beneficiare di una ripresa molto più rapida e con minori perdite, a dispetto delle perdite subite in seguito al terremoto e al devastante tsunami.

L’Unione Europea

Le imprese europee, invece, devono ancora fare i conti con una recessione estremamente pesante da sopportare e con un incremento notevole dei rischi.
Lo Stato che potrebbe essere maggiormente destabilizzato, al momento, secondo le analisi condotte da Coface, sarebbe il Portogallo ma, all’interno dell’area euro, non si può dimenticare che anche l’Italia e la Spagna devono fare i conti con la contrazione del credito e con manovre speculative finanziarie.

Italia e Spagna cresceranno ancora meno di quanto era stato previsto in una fase iniziale, attestandosi al -1,5% e al -1,2%. D’altra parte, la stessa Coface ha declassato entrambi i Paesi all’inizio del 2012, anche in vista di un peggioramento economico che non si è fatto attendere.

Per quanto riguarda il Portogallo, nonostante l’aiuto finanziario concesso da parte dell’Europa, la solvibilità del Paese continua ad essere a rischio e l’austerità deve essere portata avanti per un periodo di tempo maggiore da parte del governo, per evitare contraccolpi peggiori a livello macroeuropeo.
Le imprese portoghesi, ma anche quelle spagnole, sono caratterizzate da un notevole accumulo di debiti nei confronti di terze parti, arrivando addirittura al 180% del prodotto interno lordo.

I mancati pagamenti hanno raggiunto cifre davvero molto preoccupanti, specialmente nei settori delle costruzioni e in quello tessile.
Sarebbe senza alcun dubbio opportuno che i piccoli imprenditori venissero messi in condizione di poter far fronte a tali spese magari con la sottoscrizione di una polizza crediti, ancora troppo poco diffusa a causa del costo che rappresenta per l’azienda; costo raramente percepito come un investimento in grado di garantire una più facile sopravvivenza in tempi di crisi.

Australia e Nuova Zelanda

In Australia e in Nuova Zelanda la crescita continua ad essere sostenuta ma alcuni settori sono in crisi, come accade per esempio in quello manifatturiero.
La crescita per il 2012 dovrebbe essere piuttosto solida, attestandosi intorno al 2,8% e al 3,2% rispettivamente per Australia e Nuova Zelanda.

A fare da traino è il settore minerario ma la crescita non lascia vedere nella giusta prospettiva le difficoltà vissute dalle imprese manifatturiere e da quelle turistiche, che risentono maggiormente della competitività internazionale e del rapporto tra domanda e offerta.
Una certa difficoltà di accesso al credito, quindi, provoca la dilazione dei pagamenti sebbene non si possa ancora parlare di soglie significative di rischio.

email

Lascia un Commento Fatti sentire e scrivi la tua!