Decreto Liberalizzazioni e Assicurazioni per Professionisti e Imprese

Categorie: Polizze Assicurative | 05/05/2012

assicurazioni imprese 150x150 Decreto Liberalizzazioni e Assicurazioni per Professionisti e ImpreseIl fronte assicurativo è sempre un fronte caldo di dibattiti e richieste da parte dei diversi attori in gioco.
Se, normalmente, si parla soprattutto di polizze assicurative in rapporto alla responsabilità civile auto, talvolta ci si trova anche a doversi confrontare con situazioni differenti, come quelle che coinvolgono la necessità e l’obbligatorietà di assicurazione per i professionisti.

Anche l’obbligo di dotarsi di un’assicurazione di responsabilità civile per i liberi professionisti è entrato, quindi, a far parte del dibattito sorto intorno al decreto liberalizzazioni che prova a portare ordine e novità significative in un settore piuttosto fermo e difficile da riformare a causa degli interessi in gioco.

Obblighi assicurativi e interpretazioni normative

Già l’ultimo decreto legge di Ferragosto in materia, poi convertito in legge lo scorso settembre (legge 148 del 14/09/2011) aveva iniziato a prescrivere la riforma degli ordini, da attuarsi entro la metà dell’agosto 2012.
Con l’articolo 3, poi, in modo specifico, si decideva per l’obbligatorietà della stipula di una rc professionale, così da poter avere una maggiore tutela per il cliente, a seconda dei rischi legati all’esercizio della professione.

Il decreto Cresci Italia, però, aveva cominciato a far sorgere i primi dubbi nei diretti interessati, dal momento che all’articolo 9 chiedeva già al professionista di indicare i dati della polizza assicurativa scelta, senza avere la possibilità di rimandare il tutto ad agosto, come stabilito in un primo momento.
È chiaro, a questo punto, che tutti i dubbi riguardanti l’obbligatorietà o meno dell’assicurazione professionale restano in piedi, a partire dalla dati di decorrenza, sebbene la maggior parte delle categoria mantenga per buona l’interpretazione del primo decreto, dando per buona la data di agosto.

Le incertezze, tuttavia, non si arrestano qui. Un altro dubbio riguarda, infatti, i principi ispiratori della norma. Nella situazione in cui ci si viene a trovare al momento, non è obbligatorio sottoscrivere un’assicurazione solo perché iscritti ad un albo. Pare essere condizione necessaria anche l’attività svolta dal professionista stesso che deve operare in regime di completa autonomia rispetto alla prestazione già pattuita con il cliente.
Potrebbe sembrare una questione di poco conto, ma basta questa interpretazione per capire come alcune categorie sarebbero di fatto escluse dall’obbligo di sottoscrivere una polizza assicurativa. Se l’obbligo persisterebbe, quindi, per notai, avvocati, medici, commercialisti e architetti, ne sarebbero invece esclusi, ad esempio, i giornalisti.

È anche vero, tuttavia, che potrebbero crearsi dei colli di bottiglia di complessa gestione. Prendiamo il caso dei medici. Da più parti si sarebbe levata la voce che dichiarava avvantaggiati questi ultimi, come categoria, nel riuscire a spuntare premi più bassi. Tuttavia, va anche sottolineato che le compagnie non avrebbero – dal loro punto di vista – nessun obbligo a concedere delle polizze assicurative a categorie ritenute poco vantaggiose, come magari proprio quella dei medici.

Non si vede in che modo, quindi, l’essere obbligati a sottoscrivere una polizza rc professionale rappresenti un vantaggio se le compagnie d’assicurazione non sono costrette, loro stesse, a concedere la polizza rc stessa.
L’unica conseguenza certa sarebbe rappresentata da una contrazione dell’offerta, una minore concorrenza e una maggiorazione dei prezzi.

Il decreto liberalizzazioni

Nel decreto liberalizzazioni, come accennato, sono state inserite delle novità per le assicurazioni per professionisti. Il maxiemendamento ha incluso delle modifiche al testo, comunque approvato ormai in Senato. L’idea di fondo, ad ogni modo, è quella di riuscire facilmente ad ottenere assoluta trasparenza e chiarezza nei confronti dei clienti.

Le nuove disposizioni prevedono che le assicurazioni le quali coprono i rischi legati allo svolgimento di determinate professioni siano sempre più vincolanti.
Le polizze assicurative dovranno essere mostrate ai clienti nel momento stesso in cui si discuteranno i dettagli relativi al proprio onorario e si dovrà renderne esplicito l’inserimento nel contratto o nell’atto costitutivo.
Questo significa, di conseguenza, che il cliente potrà conoscere fin da subito quali sono i massimali di riferimento, l’effettiva tutela che si avrà contro i danni eventualmente prodotti da parte del professionista nel corso del rapporto di lavoro.

Si tratta, dunque, di procedere sicuramente lungo la strada già indicata da parte della legge approvata lo scorso settembre che, per una volta, proponeva un obbligo da ottemperare da parte di tutti i professionisti a vantaggio dei propri clienti.
D’altra parte non si può fingere di non sapere che determinati lavori portano con sé un’oggettiva elevata responsabilità che si traduce, talvolta, in una serie di danni anche gravi perpetrati al cliente per superficialità o per inesattezze.

Non verrà comunque inserito alcun obbligo circa l’impresa assicurativa con la quale ciascun professionista dovrà assicurarsi sebbene nel decreto liberalizzazioni si parla esplicitamente del fatto che ordini professionali o enti previdenziali possano negoziare, a nome dei propri iscritti, delle condizioni speciali con le compagnie assicurative. Infatti, va anche considerato che al momento non esistono dei modelli o degli standard a cui far riferimento per premi e massimali.
Con l’obbligo di assicurarsi si potrebbe, inoltre, immaginare anche un picco nelle cause intentate per la responsabilità professionale anche in casi in cui la colpa dovesse essere lieve e non grave.

Le piccole e medie imprese

Se questa è la situazione descritta per le assicurazioni professionali, potrebbe essere interessante anche capire in che direzione si muovono le piccole e medie imprese.
In realtà, da questo punto di vista la situazione italiana è piuttosto peculiare e differente da quella che si riscontra in altri Paesi, soprattutto a causa del diverso modo in cui l’economia è organizzata.

Le piccole e medie imprese italiane scelgono soprattutto di sottoscrivere delle coperture assicurative di base e sono ben poco interessate ad eventuali aggiunte o anche solo miglioramenti nell’offerta. Ne consegue che la quasi totalità delle imprese è protetta al di sotto delle proprie necessità e soltanto il 15% possiede almeno una polizza assicurativa crediti con cui si è protetti nel caso di mancati pagamenti.

I dati forniti sono quelli di una ricerca condotta dall’Ania un paio di anni fa ma, purtroppo, non vi è alcuna ragione di credere che la situazione contingente possa aver subito dei reali cambiamenti se non in minima parte.

Non essere ben organizzati in fatto di assicurazioni comporta anche l’essere più esposti alla crisi economica, mettendo più facilmente a rischio la produttività e i lavoratori.

Probabilmente, è per questo motivo, che le piccole e medie imprese hanno iniziato a porsi maggiormente il problema delle assicurazioni da stipulare per salvare il proprio lavoro ma la crisi, al contempo, ha portato con sé anche l’esigenza di tagliare i costi e quelli assicurativi sono stati tra i primi a risentirne.
È innegabile, tuttavia, che le aziende con assicurazioni migliori stanno soffrendo la crisi meno di altre, quelle scarsamente o malamente assicurate.

Le compagnie assicurative dovrebbero fare uno sforzo, quindi, per aumentare la conoscenza e la consapevolezza delle imprese, in modo tale da stimolarne la domanda ma dovrebbero anche prendere atto del fatto che i costi richiesti rappresentano comunque un deterrente alla stipula dei prodotti assicurativi specifici, soprattutto quando si è una piccola e media impresa.

Agire in maniera preventiva e sulla mentalità imprenditoriale spiegando che il rischio d’impresa può e deve essere trasferito verso altri soggetti qualificati ad accollarselo non potrà non tenere in considerazione che le aziende italiane non possono sopportare gli stessi costi, in proporzione, sostenuti da una multinazionale e, pertanto, le società dovranno pensare a prodotti nuovi per avvicinarsi alle aspettative dei potenziali clienti.

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