L’ Inail spiega: Depressione, Causa di Assenteismo sul Lavoro e di Costi Sociali

Categorie: News | 10/10/2012

depressione 150x150 L Inail spiega: Depressione, Causa di Assenteismo sul Lavoro e di Costi SocialiUn dipendente su dieci, in Europa, si assenta dal lavoro a causa della depressione. La media, calcolata nell’ambito del progetto Idea (Impact of Depression in the Workplace in Europe Audit) e promossa dalla European Depression Association (Eda), è di 36 giornate lavorative perse per ogni episodio conclamato.

I risultati della ricerca sono stati mostrati proprio nell’ambito della prima Giornata Europea della Depressione, tenutasi lo scorso 1 ottobre.

Nel nostro Paese, tuttavia, la percentuale risulta essere più bassa di quella calcolata per altri Stati europei. La ricerca è stata condotta su un campione di 7 mila 65 persone, di età compresa tra i 16 e i 64 anni che hanno ricoperto una posizione lavorativa dipendente o dirigenziale negli ultimi 12 mesi.


La percentuale più elevata si è registrata in Gran Bretagna, al 26%, mentre quella più bassa in Italia, con il 12%. Ad assentarsi più spesso, però, sono i lavoratori tedeschi (61%), quelli danesi (60%) e quelli britannici (58%). I turchi, invece, restano al proprio posto e si assentano meno di frequente (25%).

La depressione, ad ogni modo, rappresenta un costo per la società stimato intorno ai 92 miliardi di euro. La perdita di produttività è notevole e risente anche del tasso di malati che non hanno comunicato il proprio problema al datore di lavoro, seguitando a recarsi in ufficio nonostante tutto, pur non essendo produttivi come in precedenza. È facile comprendere, comunque, il perché di tale atteggiamento che risiede nel timore di perdere il posto di lavoro.

Nonostante l’incidenza della malattia, però, quasi nessun manager ha dichiarato di avere a disposizione delle risorse economiche per far fronte a tale inconveniente. Nel contempo, il 43% degli intervistati ha chiesto un maggior sostegno legislativo per affrontare la questione in maniera sinergica e una migliore risposta anche da parte delle compagnie assicurative e degli enti di tutela dei lavoratori.

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