Plurimandato per le Assicurazioni, Riforma Inutile? Parliamone

Categorie: Assicurazione Auto | 22/03/2012

plurimandato 150x150 Plurimandato per le Assicurazioni, Riforma Inutile? Parliamone La riforma che dovrebbe interessare il tema del plurimandato è, da sempre, dibattuta in modo piuttosto acceso, visto che tante sono le perplessità riguardanti questa opzione.
La riforma, preannunciata in più occasioni, è attesa con un misto di curiosità e di rassegnazione, ma vi sono anche agenti che non intendono rinunciare alla battaglia per far ascoltare le proprie ragioni.

Il timore, ad esempio, è che non tutte le compagnie d’assicurazione concederebbero realmente il plurimandato agli agenti, creando non poche confusioni e mettendo in difficoltà gli operatori.
Senza contare che non è certo che il plurimandato riesca a far aumentare il lavoro per gli agenti assicurativi, così come non è affatto sicuro che vi sarebbe un vero e proprio vantaggio per gli utenti.


È chiaro che gli intermediari potrebbero offrire un più ampio numero di prodotti assicurativi all’utenza ed è palese che sarebbero meno soggetti a subire le politiche tariffarie che causano costanti aumenti, anno dopo anno, erodendo il portafoglio clienti, ma non ci si può nascondere che esistono anche molti lati negativi della questione che meritano di essere affrontati in modo organico.
Per meglio chiarirci le idee, quindi, sarà il caso di analizzare più nel dettaglio cosa vuol dire realmente “plurimandato”, contrapposto al monomandato esistente.

In genere, grazie al mandato assicurativo, si instaura una collaborazione tra un intermediario e una compagnia di assicurazione per la distribuzione di quei prodotti indicati da parte della compagnia stessa.
Con il monomandato il rapporto è uno a uno mentre con il plurimandato si evolverebbe in uno a tanti, dove per “tanti” di intendono le diverse società di assicurazione con cui l’agente può entrare in contatto e delle quali può vendere i prodotti.
Con il monomandato esiste un’esclusiva da rispettare; esclusiva che con il plurimandato decade completamente, lasciando molta più libertà commerciale all’agente.

Secondo la normativa esistente al momento, le compagnie assicurative non sono tenute ad accettare una proposta di collaborazione da parte di un intermediario, ragion per cui accade spesso che è la società assicurativa stessa ad offrire un accordo ad un intermediario per la distribuzione dei propri prodotti. Questo meccanismo rende, di fatto, impossibile attuare il plurimandato, nonostante le leggi lo intenderebbero già realizzabile.

D’altra parte, suona assai difficile in un clima di nuovo liberismo di mercato, obbligare le compagnie assicurative a lavorare necessariamente con tutti gli agenti, anche con quelli che potrebbero essere ritenuti non sufficientemente all’altezza delle aspettative o non così professionali come si vorrebbe.

Diventa indispensabile, quindi, riuscire a intavolare una seria discussione con tutti coloro i quali operano nel settore, al fine di realizzare una riforma che possa essere applicabile nel complesso scenario di riferimento esistente nel nostro Paese.
La riforma che dovrebbe interessare il tema del plurimandato è, da sempre, dibattuta in modo piuttosto acceso, visto che tante sono le perplessità riguardanti questa opzione.
La riforma, preannunciata in più occasioni, è attesa con un misto di curiosità e di rassegnazione, ma vi sono anche agenti che non intendono rinunciare alla battaglia per far ascoltare le proprie ragioni.

Il timore, ad esempio, è che non tutte le compagnie d’assicurazione concederebbero realmente il plurimandato agli agenti, creando non poche confusioni e mettendo in difficoltà gli operatori.

Senza contare che non è certo che il plurimandato riesca a far aumentare il lavoro per gli agenti assicurativi, così come non è affatto sicuro che vi sarebbe un vero e proprio vantaggio per gli utenti.

È chiaro che gli intermediari potrebbero offrire un più ampio numero di prodotti assicurativi all’utenza ed è palese che sarebbero meno soggetti a subire le politiche tariffarie che causano costanti aumenti, anno dopo anno, erodendo il portafoglio clienti, ma non ci si può nascondere che esistono anche molti lati negativi della questione che meritano di essere affrontati in modo organico.

Per meglio chiarirci le idee, quindi, sarà il caso di analizzare più nel dettaglio cosa vuol dire realmente “plurimandato”, contrapposto al monomandato esistente. In genere, grazie al mandato assicurativo, si instaura una collaborazione tra un intermediario e una compagnia di assicurazione per la distribuzione di quei prodotti indicati da parte della compagnia stessa. Con il monomandato il rapporto è uno a uno mentre con il plurimandato si evolverebbe in uno a tanti, dove per “tanti” di intendono le diverse società di assicurazione con cui l’agente può entrare in contatto e delle quali può vendere i prodotti.

Con il monomandato esiste un’esclusiva da rispettare; esclusiva che con il plurimandato decade completamente, lasciando molta più libertà commerciale all’agente. Secondo la normativa esistente al momento, le compagnie assicurative non sono tenute ad accettare una proposta di collaborazione da parte di un intermediario, ragion per cui accade spesso che è la società assicurativa stessa ad offrire un accordo ad un intermediario per la distribuzione dei propri prodotti. Questo meccanismo rende, di fatto, impossibile attuare il plurimandato, nonostante le leggi lo intenderebbero già realizzabile.

D’altra parte, suona assai difficile in un clima di nuovo liberismo di mercato, obbligare le compagnie assicurative a lavorare necessariamente con tutti gli agenti, anche con quelli che potrebbero essere ritenuti non sufficientemente all’altezza delle aspettative o non così professionali come si vorrebbe.

Diventa indispensabile, quindi, riuscire a intavolare una seria discussione con tutti coloro i quali operano nel settore, al fine di realizzare una riforma che possa essere applicabile nel complesso scenario di riferimento esistente nel nostro Paese.

Le difficoltà di attuazione:

Continuiamo la nostra esplorazione del plurimandanto per meglio capire quali potrebbero essere gli effetti di una riforma che tanto scompiglio crea tra le diverse parti interessate e che dovrebbe servire anche ai consumatori per riuscire a pagare meno i servizi assicurativi, in particolar modo quelli rc auto.

Come abbiamo visto in precedenza, nonostante la normativa attuale prevede la possibilità di operare in regime di plurimandato, sono numerosi gli agenti che lavorano in regime di monomandato, vista la resistenza effettuata da parte delle società d’assicurazione a concedere il plurimandato.
Più sono grandi i gruppi assicurativi, minore è la possibilità di lavorare con il plurimandato.

Come si spiega la situazione attuale? In effetti, una causa è riscontrabile senza dubbio nell’alta concentrazione che si registra nel settore, per cui la maggior parte dei clienti sono gestiti dagli stessi intermediari che collaborano con poche imprese o con una soltanto.
Capita, quindi, che alcuni agenti che lavorano con il plurimandato, tipicamente nel ramo danni, sono spesso legati a collaborazioni con agenzie medio piccole, con un minor potere contrattuale sul mercato e prodotti raramente più competitivi di quelli che possono essere offerti dalle grandi imprese d’assicurazione.

Si crea, in effetti, una situazione paradossale per cui il principale cliente di una compagnia assicurativa non è l’utente finale ma l’intermediario stesso che, grazie ad un ricco portafoglio clienti, può garantire un elevato numero di contratti.
Già con le famose “lenzuolate” del decreto Bersani si è notato come il plurimandato abbia comportato un aumento dei costi per le compagnie d’assicurazione che, interessate a mantenere l’agente, ne aumentano le provvigioni. È chiaro, però, che questi aumenti non fanno che essere scaricati, poi, sull’utente finale attraverso un incremento delle tariffe da pagare.
Quale soluzione praticare allora? Certamente sarebbe auspicabile una maggiore libertà d’azione per chi si occupa della vendita delle polizze assicurative, così a incrementare la concorrenza nel settore, abolendo tuttavia il sistema di intermediazione e optando per una consulenza indipendente.
Sarà il cliente, quindi, a pagare la consulenza avendone in cambio l’azione di un professionista che agisce solo per conto del proprio utente. La parcella non dovrebbe prevedere tariffe minime e dovrebbe avere un tetto massimo, così da evitare speculazioni in tal senso.
La figura del consulente assicurativo ne guadagnerebbe in trasparenza e in professionalità, dal momento che potrebbe ricercare il prodotto più adeguato alle esigenze di ogni singolo cliente senza dover essere legato ad alcune società in particolare.
Infine, si potrebbe anche pensare di sostituire l’attuale albo degli intermediari, il Rui, con con un albo dei consulenti assicurativi indipendenti, innalzando la soglia dei requisiti richiesti per l’iscrizione, a conferma dell’estrema serietà attribuita a questo ruolo.

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